Foto: Max Rommel, www.maxrommel.com

Zirmerhof è un’antichissima residenza rurale del dodicesimo secolo, situata a 1.560 metri di altitudine a Redagno, nel sud dell’Alto Adige. Lontana dalla città e dalla strada, è circondata da una natura rigogliosa e da più di un secolo offre ai visitatori un autentico lusso. Lo spazio, il tempo, la semplicità e i ritmi moderati. Nel silenzio della montagna convivono l’hotel, il maso agricolo, il vigneto e il Parco Naturale.

Il maso agricolo produce da secoli tutto ciò di cui l’albergo ha bisogno per essere completamente autonomo: uva, prodotti dell’orto e bovini di razza Highland. Nel 1890 Anna Wieser Perwanger, antenata degli attuali gestori, aprì le porte del maso contadino anche ai viandanti. Dapprima furono aristocratici, burocrati, artisti e scienziati del Nord Europa, che avevano scoperto gli effetti benefici del paesaggio circostante. Dalle poche camere per gli ospiti, poi, sono sorte 35 camere e tre case vacanze. Col tempo il comfort è aumentato, ma i racconti contadini e l’ambiente sono rimasti intatti. Le aggiunte e le modifiche dell’edificio sono state eseguite in modo da rimanere fedeli allo stile della casa e al suo fascino senza tempo.

Il bosco di circa 100 ettari fornisce legname per segherie, falegnamerie e carpenterie della zona. Dal 2002 è anche la principale fonte di energia dello Zirmerhof, le cui strutture vengono riscaldate con un impianto a biomassa. L’energia ecologica e rinnovabile prodotta dalla combustione di cippate di legno serve anche a riscaldare l’acqua della piscina e quella per uso igienico-sanitario. «Lo sfruttamento delle nostre riserve boschive si uniforma al piano di gestione decennale stabilito dalla Provincia di Bolzano, che garantisce la conservazione del patrimonio silvicolo attraverso un processo di continuo dare-avere – spiegano dall’albergo -. La nostra proprietà forestale assorbe ogni anno 411 tonnellate di CO². Dal 2012, inoltre, la quasi totalità del fabbisogno di corrente elettrica dello Zirmerhof è coperta da un impianto fotovoltaico che garantisce alle nostre strutture un bilancio ecologico positivo».

Poi, nel 2018, la disastrosa tempesta Vaia ha colpito il Triveneto e le Dolomiti. Forti piogge e venti di scirocco a 200 chilometri orari hanno abbattuto 14 milioni di alberi su 41mila ettari di terreno. Un danno di quasi 2 miliardi di euro per i proprietari forestali e per tutta la filiera del legno. Per evitare che il legno marcisse di schianto, diventando inservibile, e impedisse a nuovi alberi di crescere, tante aziende hanno iniziato a utilizzarne il più possibile. In un anno più del 50% degli alberi è stato rimosso e lavorato.

L’architetto Michele De Lucchi ha deciso di utilizzare gli alberi abbattuti da Vaia per costruire le Case del Prato di Zirmerhof, case vacanze panoramiche, luminose, accoglienti ed ecosostenibili. «Quando è emersa la volontà di costruire le Case del Prato con il legno abbattuto da Vaia, l’idea mi è sembrata molto adatta a esprimere la sensibilità ambientale del nostro tempo – ha spiegato De Lucchi -. Attraverso l’arte e l’architettura possiamo rielaborare e amplificare il messaggio di Vaia e di tutti gli altri fenomeni prodotti dal riscaldamento globale, che ci mostrano come la natura stia reagendo alle azioni umane che di naturale hanno ben poco».

 

di Elena Fassio