Finanziate 85 domande, per un investimento complessivo di oltre 4 milioni di Euro.

Nuova linfa in arrivo per le terre alte piemontesi grazie al bando “Botteghe dei servizi”, una misura pensata per sostenere quelle attività che, in ottica di multifunzionalità, si organizzano per fornire una gamma di servizi più ampia di quella tradizionalmente prevista dalle attività di partenza (esercizi di somministrazione alimenti, rivendite alimentari e tabaccai), impegnandosi a diventare veri presidi di territorio a favore della comunità locale e dei turisti.

Per Botteghe dei servizi, spiega infatti un comunicato della Regione, si intendono quegli «esercizi che, al fine di migliorare la qualità di vita dei residenti, uniscono la vendita al dettaglio di beni alimentari e di prima necessità con attività utili alla cittadinanza, come Internet point, biglietteria del trasporto pubblico locale, noleggio di attrezzature a scopo escursionistico o sportivo, spazi per co-working, sportello postale (previa convenzione con il gestore del servizio), ricariche telefoniche, consegna domiciliare gratuita, somministrazione di alimenti e bevande, vendita di generi non alimentari, sportello per la Pubblica amministrazione ».

Oltre 150 le domande complessivamente pervenute, 85 quelle finanziate a favore di piccole attività già costituite (52) o da avviarsi (33) nei comuni con meno di 5000 abitanti: il contributo massimo previsto per ogni singola domanda ammonta a 50.000 euro, di cui 30.000 per investimenti, rimborsabili al 70%, e 20.000 per spese di gestione.  Complessivamente, si stima che le risorse erogate faranno da volano ad un investimento totale di oltre 4.730.000 euro sul territorio regionale.

Ed è stata proprio la copertura delle spese di gestione a far gola a numerosi candidati, messi a dura prova dalle chiusure dell’ultimo biennio, dalle spese sostenute per adeguare i propri esercizi alle norme di contenimento della pandemia Covid 19 e dal caro bollette. A fronte di un investimento minimo di 5.000 Euro, infatti, i beneficiari si vedranno riconosciuti 10.000 Euro annui di spese di gestione sulle annualità 2023 e 2024: un grosso aiuto per accompagnare le attività nel periodo di avviamento dei nuovi servizi.

Grazie alle risorse del bando, molti beneficiari hanno dichiarato di voler ritornare ai tradizionali orari di apertura: per far fronte all’impennata dei costi di gestione dell’ultimo anno, infatti, molti esercizi si sono visti costretti a ridurre le aperture, ad esempio eliminando il servizio di ristorazione a pranzo nei giorni infrasettimanali. Attraverso l’ampliamento della gamma dei servizi offerti e l’accompagnamento economico offerto dal bando sarà invece possibile ripristinare molte aperture infrasettimanali, considerato l’importante valore di questi servizi come presidi di comunità a favore delle popolazioni locali.

In cima alla classifica dei progetti finanziati troviamo quello della Cooperativa di Comunità Viso a Viso di Ostana che prevede l’attivazione di una «portineria di comunità»: un centro multi servizi da intendersi anche in senso itinerante a favore di quanti non possono raggiungere il luogo fisico di erogazione delle prestazioni, soprattutto in relazione alla prenotazione esami medici e al rilascio certificati per la p.a.

Il sistema di condivisione dei beni-attrezzature condivise previsto dal progetto, inoltre, guarda con attenzione anche al tessuto produttivo locale, potenzialmente interessato all’utilizzo di alcuni beni della cooperativa di comunità, come le cargo bike utili per le consegne.

Nel caso specifico, è stata l’assenza di taluni beni-servizi fondamentali (giornali, farmaci, supermercato) a generare alcune esigenze, come lo sviluppo di soluzioni innovative ed ecologiche per garantire l’acquisto di beni e la fruizione di servizi, per gestire gli ordini e le relative consegne. Tale necessità viene espressa tanto dai giovani neo insediati (spesso impegnati nel telelavoro) quanto dalla popolazione locale in età medio avanzata, che spesso abbandona il paese a favore della bassa valle proprio per la difficoltà nel gestire operazioni quotidiane come fare la spesa o prenotare una visita medica. La crescente presenza di professionisti che lavorano sul territorio rende altresì urgente l’allestimento di uno spazio coworking che unisca l’esigenza di connettività e apparecchiature, al bisogno generale di favorire momenti di incontro e condivisione.

Qui come altrove, dunque, il principale fabbisogno per guardare al futuro è quello di fare comunità, come ha sottolineato il Presidente Uncem Piemonte Roberto Colombero, in occasione della pubblicazione dei risultati del bando: «I paesi sono vivi se vi è una comunità. Comunità che deve avere degli ancoraggi. Spazi che diventano luoghi. Lo sono i bar, lo sono i centri multiservizio – sanciti necessari dalla legge nazionale sui piccoli Comuni 158 del 2017 – che oggi la Regione incentiva con 4,7 milioni di euro. Un esempio anche per altre Regioni».

 

di Caterina Morello