Il Presidente della Cei, Cardinal Matteo Zuppi, sulla ricostruzione delle comunità.

Se è vero che ogni crisi porta con sé nuove opportunità e occasioni di rinnovamento, le fratture dell’ultimo triennio sembrano offrire una possibilità all’Italia dei piccoli paesi. Spesso in preda all’abbandono e al declino demografico, infatti, le aree interne godono ora di nuova luce, complici il cambiamento climatico, le opportunità offerte dal telelavoro e una crescente attenzione alla dimensione dell’outdoor. E sono sempre più le persone in cerca di una svolta che magari decidono di ripartire dalle radici, da quella casa lassù sul colle da cui arrivano i propri cari.

Erano gli anni della fondazione dell’Uncem, nata per intuizione dell’allora Presidente della Camera di Commercio di Cuneo come punto di riferimento per i piccoli comuni montani che stavano attraversando il dramma dell’abbandono: i primi anni Cinquanta, caratterizzati da una forte spinta alla ricostruzione, non dissimile da quella necessaria oggi per la rivitalizzazione dei piccoli centri e la riaffermazione del senso di comunità.

Lontano da ogni retorica sul ripopolamento dei borghi, infatti, occorre creare nuovi servizi e opportunità di sviluppo affinché il cambiamento possa essere concreto e duraturo, portando al reinsediamento e rafforzamento delle comunità. La sfida sul futuro delle aree interne, si gioca su questi punti.

Lo ha ricordato il Presidente della Cei Cardinal Matteo Zuppi, in occasione del Settantesimo anniversario di fondazione dell’Uncem: «la gran parte dei comuni montani si trova nelle aree interne a rischio di abbandono. Spesso sembrano più reliquie del passato che non luoghi dove impostare un futuro. Dobbiamo fare esattamente il contrario, perché sono i luoghi delle nostre radici, e se perdiamo le radici tutto diventa pericoloso».

Il risveglio dell’orgoglio d’appartenenza appare dunque necessario per il mantenimento dei territori stessi, e fondamentale per la ricostruzione delle comunità: se infatti, da un lato, la necessità di rafforzamento del tessuto sociale risponde alla generale crisi di valori spesso denunciata anche da Papa Francesco, dall’altro si eleva a vera e propria urgenza guardando al processo di rivitalizzazione delle comunità minori.

Comunità e inclusione. I punti cardinali del percorso da seguire, secondo l’indirizzo condiviso tra il Cardinal Muzzi e i Vescovi delle aree interne: «i comuni montani possono trovare nell’accoglienza il futuro. Ne abbiamo parlato con i vescovi di tutte le diocesi delle aree interne del paese e pensiamo che i comuni debbano avere gli aiuti necessari per accogliere e permettere anche a tanti profughi di avere futuro e piena cittadinanza nel nostro paese anche attraverso l’accoglienza delle are che sono più spopolate. Il futuro non è solamente in città, dobbiamo garantire futuro anche per la qualità della vita nelle aree montane».

Intervento in Assemblea Uncem del Presidente della CEI card. Matteo Zuppi

 

di Caterina Morello