Il Time dedica un approfondimento al tema delle stazioni sciistiche europee in difficoltà per la mancanza di neve. Gli sport invernali, infatti, sono un importante motore economico per le località alpine che hanno puntato le loro fortune sulla neve e sulla presenza di sciatori che spendono centinaia di euro al giorno in impianti di risalita, hotel, ristoranti e noleggio di attrezzature. Quando non c’è neve, non ci sono turisti e nessun fatturato.

Quest’anno, durante le vacanze invernali, la maggior parte delle località europee si è trovata in difficoltà e se non è la prima volta che si registra la mancanza di neve, è però la prima volta che i cannoni da neve non sono riusciti a compensare la carenza a causa delle alte temperature.

In questo scenario c’è chi è ottimista, come Amadeo Reale, presidente dello storico Sci Club 18 di Cortina d’Ampezzo. Reale ritiene infatti che la principale stazione sciistica italiana nelle Dolomiti sia immune alla mancanza di neve: fine settimana ospiterà i campionati mondiali di sci femminile e dopo cinque giorni di basse temperature e sforzi costanti da parte dei cannoni da neve, le piste dovrebbero essere in perfette condizioni.

All’opposto, Rolando Galli afferma che a causa della mancanza di neve il suo impianto di risalita, all’Abetone, sull’appennino, è in calo di 2 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Per l’area nel suo complesso, stima che si tratti di circa 10 milioni di euro in entrate perse per alloggi, ristoranti e acquisti di vario genere. Anche se dovesse nevicare per il resto della stagione, secondo Galli, non c’è modo di recuperare il mancato guadagno di quest’anno.

Nel frattempo gli organizzatori della Coppa del mondo di sci sono stati costretti a cancellare le gare di discesa libera e slalom gigante maschile a Garmisch-Partenkirchen, in Germania, per mancanza di neve e “previsioni meteorologiche non favorevoli” per il 28-29 gennaio.

Uno studio del 2022 pubblicato sulla rivista Current Issues in Tourism, in base agli attuali scenari di emissione di gas a effetto serra ha previsto che delle 21 città, tra cui Cortina d’Ampezzo, che hanno ospitato le Olimpiadi invernali dal 1924, solo una manciata offrirà in modo affidabile condizioni sicure per la competizione entro la metà del secolo.

Dunque, sebbene la vita degli sport invernali non sia finita, occorre valutare le opzioni estive e su come affrontare il cambiamento climatico. Proprio su questa riflessione il Time cita anche la dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera da Marco Bussone, presidente dell’Unione delle Comunità Montane d’Italia, che mette al centro l’importanza appunto di investire in attività estive in montagna e invita a ragionare su cosa significano le montagne oggi alla luce del cambiamento climatico.

 

Il testo completo dell’articolo: Italy’s Ski Resorts Grapple With a Snowless Future | Time