Da oggi, 22 dicembre, nelle sale il film “Le otto montagne”, scritto e diretto da Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch e tratto dall’omonimo libro di successo di Paolo Cognetti. Ha come protagonisti Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Filippo Timi ed Elena Lietti. È prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per Wildside, co-prodotto con la belga Rufus/Menuetto e la francese Pyramide Productions.

Ecco alcune note sul film, per chi non conoscesse il libro o volesse avere un quadro completo prima di andare a vederlo al cinema.

SINOSSI

“Le otto montagne” racconta la storia di un’amicizia. Un’amicizia nata tra due bambini che, diventati uomini, cercano di prendere le distanze dalla strada intrapresa dai loro padri ma, dini e le scelte che si trovano ad affrontare, finiscono sempre per tornare sulla via di casa. 

Pietro è un ragazzino di città, Bruno è l’ultimo bambino di uno sperduto villaggio di montagna. Negli anni, Bruno rimane fedele alle sue montagne, mentre Pietro è quello che va e viene. Il loro incontro li porterà a sperimentare l’amore e la perdita, riconducendo ciascuno alle proprie origini e facendo sì che i loro destini si compiano, mentre i due scopriranno cosa significa essere amici per sempre.

NOTE DI REGIA

A dire il vero non sapevamo, allora, che avremmo fatto questo film insieme. È partito tutto dalla nuova stesura del testo a cui Felix stava già lavorando, avevamo fatto lo stesso per “Alabama Monroe” e volevamo ripetere l’esperienza.

Quando è iniziato il primo lockdown la nostra coppia stava attraversando un periodo di forte crisi, in quel momento tutto il mondo era in crisi. È stato allora che abbiamo deciso di sederci fianco a fianco e scrivere. Come se avessimo capito che adattare questa storia incredibilmente pura avesse il potenziale di farci riavvicinare.  È stato così.
Questa è una storia di amicizia, ma l’abbiamo trattata come una storia d’amore.

Siamo amici, amanti, compagni di vita e insieme genitori di un figlio. Sviluppare questo film ci ha permesso di esplorare tutti i processi dei nostri protagonisti: crescere, scoprire l’amicizia, perderla, tagliare i ponti con le proprie famiglie, ritrovarsi, concepire il perdono, accettare le scelte dell’altro, affrontare la morte e arrendersi a ciò che è la natura della vita.

Volevamo un film epico raccontato da piccoli gesti. Un’ode alla fragilità e alla forza di ogni singolo essere vivente, che sia uomo, animale, pianta o montagna. Senza il minimo cinismo.

Abbiamo esplorato i meccanismi della memoria, scoperto come fatti apparentemente trascurabili avvenuti negli anni della crescita, chissà perché, si rivelano poi difficili da scrollarsi di dosso e si ingigantiscono nel corso degli anni.

 

La pandemia ci aveva confinati in casa e come molti avevamo un grande desiderio di spazi aperti, di rientrare in connessione con la natura. Uno dei temi principali del libro di Paolo Cognetti è proprio la natura ed è stato bellissimo, durante questo nostro percorso, esplorarne il romanticismo e la malinconia, ma anche la sua dimensione reale che può dimostrarsi pericolosa e spietata. 

 

Siamo stati molto fortunati ad entrare nel mondo di “Le otto montagne”, prima con la nostra immaginazione e poi fisicamente, visitando l’Italia e il Nepal. Abbiamo iniziato a imparare l’italiano per poi trasferirci sulle Alpi per otto mesi e successivamente abbiamo scalato l’Himalaya con un’intera troupe cinematografica. La montagna è onesta e impietosa, ti costringe a misurarti con te stesso, a chiederti perché senti questa spinta ad arrivare in cima. Non ce n’è ragione, eppure lo facciamo. Solo per poi tornare indietro, stupiti.

In un giorno di primavera del 2020, soddisfatti del risultato dopo aver lavorato alla prima stesura per quattro mesi circa, sedevamo al tavolo in cucina quando Felix ha fatto la fatidica domanda: vuoi dirigerlo con me? E siamo ancora qui, ad andare su e giù per quel pendio. 

Al centro del mondo c’è la montagna più alta, il Sumeru, circondato da otto mari e otto montagne. La domanda è: chi ha imparato di più? Chi ha visitato “Le otto montagne” o chi ha raggiunto la vetta del Sumeru?

 

TEMI PRINCIPALI

L’AMICIZIA

Questa è la storia di un’amicizia tra due bambini che diventeranno uomini. Come due specchi messi di fronte, le scelte dell’uno ispireranno quelle dell’altro, portandoli ad interrogarsi su cosa veramente desiderano per sé stessi. E’ un’amicizia tenera, fondata sul rispetto reciproco, senza spazio per la competizione. Sebbene a volte sia difficile, entrambi rispettano la libertà dell’altro. Percepiamo il dolore della loro separazione e l’intensa felicità del rincontrarsi. Non sempre sanno trovare le parole per raccontarsi, ma si capiscono bene anche senza. 

Pietro è l’archetipo del cercatore, del girovago sempre curioso e mai soddisfatto. Bruno è l’uomo che scala senza sosta la sua enorme montagna, concentrato, sincero, testardo.

IL PADRE 

Il tema del padre ci è molto caro, perché entrambi abbiamo perso il nostro molto tempo fa. È

una parte importante della crescita: respingere tuo padre, imparare a capirlo negli anni, perdonarlo, accoglierlo. Trovarlo in qualcuno con cui non condividi un legame di sangue, ma che sarà per te come un fratello. 

LA NATURA 

Durante la pandemia la gente sentiva un profondo bisogno di riconnettersi alla terra e abbiamo capito che il legame con la nostra famiglia e quello con il mondo della natura sono uniti e inestricabili. Nel film Pietro invita alcuni amici dalla città per visitare la casa che ha costruito con Bruno sulla montagna. Ne rimangono incantati, sognano di stabilirsi lì, a contatto con la natura, coltivando l’orto e vivendo una vita più “semplice”. Bruno li prende in giro perché sono talmente lontani dalla natura che non hanno idea di cosa voglia dire vivere in quel modo. Essendo anche noi cittadini, ci identifichiamo con questi sognatori ed è per questo che entrambi amiamo questo lato del racconto. Guardiamo con ironia a questa nostra relazione conflittuale che passa dal desiderio di immergerci nella natura a quello di scappare di nuovo verso la città, circondati da supermercati, teatri, locali, gente e automobili. 

IL RITORNO ALLE BASI

In un periodo in cui il mondo attorno a noi sembrava diventare sempre più pazzo, è stato un sollievo lavorare a un film dove tanto la storia quanto i personaggi hanno un carattere di onestà, di purezza e affrontano i bisogni più elementari: da bambini, trovare un amico e giocare in libertà, al sole, correndo nell’erba alta, bagnandosi nei ruscelli, scoprendo antichi tesori. E più tardi, come distaccarti dai tuoi genitori e diventare un individuo, come affrontare la perdita e il rimorso. Come credere in te stesso tanto quanto credi nell’altro. E alla fine, come arrenderti alla vita e accettare la morte.

IL MONDO CHE SCOMPARE

L’antico modo di vivere in montagna a fare formaggio si scontra con il mondo di oggi. Sono innumerevoli le leggi che obbligano gli agricoltori a cambiare il loro modo di lavorare, sono costretti ad investire in attrezzature moderne che per molti di loro sono inaccessibili a meno di indebitarsi. Il risultato è che questo antico mondo sta lentamente scomparendo. Certamente esistono molte nuove, eccellenti tecniche per la coltivazione biologica, ma crescere in campagna tra gli anni ‘80 e i ‘90 ha voluto dire per Charlotte essere a contatto con un intero mondo di persone che facevano gli agricoltori e vivevano come se il tempo si fosse fermato. Un vecchio mondo che suo padre amava molto, per quella sua purezza priva di pretenziosità. Non era un mondo romantico, ma era molto reale. 

LA PRODUZIONE

L’ITALIANO PARLATO

Cognetti descrive la Valle d’Aosta e i suoi abitanti in una maniera molto specifica e caratteristica, che trasmette una particolare autenticità. E’ per questo che abbiamo voluto girare il film in Italia e in lingua italiana, nonostante non la parlassimo. Dovevamo imparare velocemente. Al momento di scegliere gli attori eravamo pronti a guidarli nel nostro miglior italiano appena acquisito. Imparare la lingua ci ha aperto un mondo totalmente nuovo. Amavamo già molto l’Italia con la sua gente, la sua cultura e la sua storia e mentre lavoravamo a questo film ci siamo sentiti accolti con calore. Innanzitutto dai nostri produttori che, dimostrando una grande apertura mentale, ci hanno affidato il compito di adattare un enorme successo letterario italiano, e anche da tutte le persone che abbiamo incrociato sulla nostra strada. Questo film è veramente diventato una bella storia romantica tra Italia e Belgio. 

IL CASTING

Come è andata la fase del casting?  E’ stato un processo molto lungo. Col senno di poi avere Luca Marinelli e Alessandro Borghi nei due ruoli principali sembra una scelta naturale, visto che sono gli attori italiani più importanti della loro generazione, sono amici e hanno già recitato nel ruolo di amici in passato con grande successo. Ma all’epoca non ci era sembrato così ovvio. All’inizio entrambi sembravano molto naturali nei ruoli opposti, e ci è voluto un po’ per renderci conto che Luca sarebbe stato Pietro e Alessandro sarebbe stato Bruno, e non il contrario. 

E’ stata un po’ la stessa cosa con i ragazzi. Per trovare Bruno abbiamo incontrato molti giovani attori provenienti da tutte le regioni del Nord Italia, tutti autentici ragazzi di montagna. Alla fine ne abbiamo trovati due che avevano un legame speciale. Naturalmente Pietro doveva essere credibile nel suo ruolo di sveglio ragazzino di città, ma anche in quello di migliore amico di Bruno, quindi doveva avere un animo selvaggio. La somiglianza con i loro corrispettivi adulti era meno importante, dal nostro punto di vista. 

Lavorare con Luca e Alessandro è stata un’esperienza davvero meravigliosa. Hanno entrambi un grande talento e sono persone belle, oneste. Hanno un approccio al personaggio piuttosto diverso, eppure riescono a capirsi senza usare parole. C’è una sorta di equilibrio naturale tra loro, sanno sempre quello che sta facendo l’altro e quello che loro gli possono restituire.

LA MUSICA

Daniel Norgren è stato da subito la nostra unica scelta anche se non lo conoscevamo personalmente. Nonostante ciò, è stato solo quando lo abbiamo incontrato che ci siamo resi conto di quanto fosse stata giusta la nostra intuizione. E’ praticamente la versione svedese di Bruno, una persona che vive nei boschi, sulla sua montagna, che si è costruito da solo la casa e lo studio di registrazione. Non c’era scelta più perfetta. Canta, e suona molti strumenti. La sua ispirazione gli viene dal suo girovagare nei boschi, la sua musica è pura, viene dal cuore e spesso è registrata con un apparecchio a quattro tracce che produce un suono super analogico. Canta in una maniera particolarmente vulnerabile, perfetta per il film. 

Quando gli abbiamo mostrato la sceneggiatura ne era entusiasta, però ci disse che sarebbe stato impossibile conciliare un tale progetto con i suoi impegni. Quindi, sebbene ci fossimo immediatamente trovati, il suo era un rifiuto che sembrava inappellabile. A quel punto abbiamo cominciato a contattare diversi compositori e musicisti, ma nessuno ci aveva veramente convinti. Finché un giorno abbiamo richiamato Daniel per proporgli di usare musica già esistente, qualcosa di suo che potesse riadattare al film, e lui ha accettato. E’ tornato da noi con i suoi pezzi e, alla fine, ci ha detto: “Questo è il film che ho sempre immaginato quando scrivevo  musica da film, senza avere un film”.

LA FOTOGRAFIA E IL MONTAGGIO

Felix: Ruben Impens (direttore della fotografia) e Nico Leunen (montatore) fanno intrinsecamente parte del mio universo cinematografico. Sono come parti di me, del mio corpo, del mio cervello. Siamo grandi amici e non ci servirebbero molte parole, eppure parliamo di continuo. Ci mettiamo alla prova a vicenda e prendiamo il nostro lavoro molto seriamente, come una missione, senza però mai smettere di divertirci. 

Come i nostri protagonisti, dal lato professionale anche noi siamo cresciuti insieme. La nostra prima collaborazione risale a vent’anni fa, quando lavorammo al mio primo lungometraggio, con un budget veramente minimo, e da quel momento abbiamo visto i nostri film crescere sempre di più. E, sempre come i protagonisti di “Le otto montagne”, spesso non ci siamo visti per lunghi periodi, tra una produzione e l’altra. Eppure, quando ci rivediamo, è come se il tempo non fosse passato. Quando non li vedo, ammiro stupefatto il loro lavoro con grandi registi su progetti di respiro internazionale. 

Avendo girato il film in quattro blocchi separati e nel corso di sette mesi, lavoravamo al montaggio nelle pause, tra un blocco e l’altro, e insieme valutavamo e adattavamo il materiale. Abbiamo riscritto alcune parti e modificato scene che non andavano. Questa è stata senza dubbio la nostra migliore collaborazione. 

Trailer ufficiale del film "Le otto montagne"

BIO-FILMOGRAFIE

FELIX VAN GROENINGEN – Regista e sceneggiatore

Felix van Groeningen è un regista e sceneggiatore belga. Si è formato in arti audiovisive presso la Royal Academy of Fine Arts di Gent e si è laureato nel 2000.

Tra i suoi lavori “The Misfortunates” (2009), presentato in anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, “Alabama Monroe – Una storia d’amore” (2012) che ha ottenuto un César e una nomination all’Oscar per il miglior film in lingua straniera, e “Belgica” (2016) che ha vinto il World Cinema Directing Award al Sundance Film Festival. “Beautiful Boy” (2018) è stato il suo primo film in lingua inglese. Il suo nuovo film “Le otto montagne” è co-diretto con la sua partner Charlotte Vandermeersch ed è stato selezionato in Concorso per il Festival di Cannes 2022.

Vive e lavora in Belgio.

CHARLOTTE VANDERMEERSCH – Regista e sceneggiatrice

 Charlotte Vandermeersch è un acclamata attrice e sceneggiatrice belga con vastissima esperienza nel cinema, nella tv e nel teatro europei. E’ stata protagonista delle serie thriller “Deadline 14/10” e  “Deadline 25/5” e della serie comedy “Red Sonja”, ha inoltre recitato in numerosi film indipendenti e  pluripremiati tra cui “Belgica”, “Turquaze”, “Loft” e “De Premier”. Nel 2012 ha co-sceneggiato con Felix Van Groeningen il film “Alabama Monroe – Una storia d’amore”, candidato all’Oscar per il miglior film straniero. Vanta una solida carriera anche nel teatro. Ha lavorato con istituzioni prestigiose come la SKaGeN Theatre Company di Anversa e, nel 2006, ha fondato LAZARUS, un collettivo teatrale in lingua olandese con sede ad Anversa. Scrive anche musica e canta nella sua band Whale. “Le otto montagne” segna il suo debutto alla regia.